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Il Pilates può far male?

By pilates82 | In News | 15 agosto 2010

Nei giorni a cavallo di Ferragosto 2010 quotidiani e televisioni hanno cavalcato l’onda del sensazionalismo con titoli “Il Pilates è dannoso” o “Il Pilates non serve a nulla” riportando estratti di un articolo di Peta Bee intitolato “The core stability myth” pubblicato su The Times il 10 agosto.

In merito a quanto affermato è bene fare qualche precisazione per fare chiarezza ed impedire che si diffondano ulteriormente informazioni parziali o scorrette.
Non è importante soffermarsi su alcuni errori di traduzione o interpretazione del testo inglese, che comunque hanno contribuito a creare maggiore confusione nei lettori, quanto sulla tesi contenuta nell’articolo supportata da alcuni professori.
Nell’articolo viene ridimensionata l’importanza della core stability, con critiche a tutte le attività fisiche incentrate su questo principio – tra cui spicca il metodo Pilates -, affermando che in realtà riduce la stabilità della schiena.

Il principio eccessivamente enfatizzato sulla tenuta della Powerhouse (casa della forza, cioè l’area compresa tra la parte finale della cassa toracica e il bacino) nel metodo Pilates è il risultato di un’informazione approssimativa. L’impostazione dei principi fondamentali della tecnica associano all’equilibrio del pavimento pelvico (diaframma pelvico) e della respirazione (diaframma) la chiave di lettura attraverso la quale recuperare l’assetto di tutto il corpo.
La tecnica Pilates comprende esercizi di sensibilizzazione, mobilizzazione e stabilizzazione di tutti i cingoli, grazie ad un insieme di esercizi che possono essere eseguiti sia a corpo libero sia con l’ausilio di attrezzi. Viene pertanto sviluppato un programma specifico per ogni tipologia posturale prediligendo l’attenzione sull’equilibrio dell’assetto corporeo, sull’armonia e sulla consapevolezza del movimento.
In particolare, la scuola CovaTech Pilates in questi ultimi vent’anni ha sviscerato i principi fondamentali del metodo analizzando i principi di biomeccanica e neurofisiologia per sfruttare al meglio i benefici della tecnica Pilates.

Nell’articolo viene generalizzato l’utilizzo di un muscolo addominale quando la parete comprende i retti, i trasversi e gli obliqui addominali.
I muscoli addominali formano due corsetti uno più interno rappresentato dai muscoli trasversi addominali e dai muscoli obliqui interni che si collegano direttamente alla colonna vertebrale e uno più esterno rappresentato dai muscoli obliqui esterni e retti addominali che invece non si collegano.
L’equilibrio di una postura corretta dipende anche dalla capacità di equilibrare questi due tipi di muscoli preposti al sostegno muscolare del nucleo centrale del corpo.
La contrazione addominale parte dalla corretta sensibilizzazione della muscolatura pelvica, il fatto che l’ombelico “si tiri indietro” è conseguenza di una corretta sensibilizzazione dei muscoli trasversi prima e dei muscoli obliqui poi. È quindi impensabile che la corretta attivazione di tali muscoli possa rendere le vertebre “deboli e basculanti quando ci si muove”.
Il risultato della ricerca di Hodges è focalizzato sull’importanza del muscolo trasverso per prevenire o alleviare il mal di schiena, mentre Stuart McGill critica la troppa enfasi data a questo muscolo. Ma nessuno dei due sembra aver approfondito il lavoro muscolare svolto nel metodo Pilates.

Nel 2006 è stato pubblicato su Europa Medicophysica vol. 42,”Two different techniques in the rehabilitation treatment of low back pain: a randomized controller trial” a cura di S. Donzelli, F. Di Domenica, A. M. Cova, R. Galletti, M. Giunta, un lavoro, risultato di una ricerca sul campo, proprio per provare scientificamente la validità del metodo Pilates.

Le critiche mosse dai fisioterapisti relativamente al crescente numero di persone che praticano il metodo Pilates che manifestano problemi alla schiena vanno valutate nel contesto attuale in cui il metodo Pilates viene praticato. Il crescente interesse verso questa disciplina ha portato ad una larga offerta da parte di ogni tipo di struttura molto spesso con corsi troppo numerosi e disomogenei ed istruttori non preparati.
Quando la tecnica viene proposta in studi da insegnanti qualificati si valuta sempre la condizione fisica del cliente. In caso, ad esempio, di problemi di assetto posturale della colonna vertebrale rappresentati da ipolordosi o iperlordosi del tratto lombare, l’approccio della lezione non si limiterà alla sola colonna vertebrale, ma considererà una valutazione globale del corpo che permetterà di definire il problema come ascendente o discendente con un approccio globale come si conviene a questo tipo di difetti posturali o patologie.

Per quanto riguarda le affermazioni dell’osteopata Eyal Lederman rispetto all’importanza di guardare al corpo nel suo insieme, è bene sottolineare che è proprio ciò che sta alla base del metodo Pilates. Gli insegnanti Pilates sono concentrati sui mille aspetti e le mille sfaccettature del corpo, a partire dai piedi, alla connessione tra la miofascia e le articolazioni, all’attenzione sul respiro, alla visualizzazione e alla libertà di tutto il corpo.

Questa tecnica non è certamente una panacea per tutti i mali e non vuole essere la disciplina per eccellenza, piuttosto un metodo che ben si integra con altri tipi di attività fisica, ma che parte da presupposti seri e che, quando viene praticato sotto la guida di insegnanti qualificati, contribuisce a migliorare la forma fisica delle persone.

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